Perché essere vegetariani
Tutti noi conosciamo il movimento del vegetarianismo che si sta ampliando e affermando sempre di piú nella società odierna, tuttavia non tutti sanno che oltre ad avere origini antichissime si è affermato a metà del 1800 in Inghilterra con la fondazione della Vegetarian Society. Essa poi si scisse nel 900 con la fondazione di un’altra associazione la Vegan Society. Negli ultimi anni entrambi i movimenti sono cresciuti e il numero di persone che segue un’alimentazione vegetariana è anch’esso aumentato: sono 2 milioni e mezzo gli italiani vegetariani e 1 milione e mezzo coloro che attuano un’alimentazione del tutto vegetale. Si registra anche una crescita di vegetariani negli adolescenti. La nostra scuola offre il servizio mensa e almeno un alunno/a per ogni classe del liceo classico europeo usufruisce del menù vegetariano. Abbiamo domandato agli alunni in questione quale fosse la ragione per questa scelta alimentare. I risultati che sono emersi sono i seguenti: la maggior parte condivide un’idea etica e una piccola parte ha dichiarato che segue l’alimentazione vegetariana per una motivazione ecologica. Ma cosa si intende per pensiero etico riferito al vegetarianismo? Molte persone scelgono di seguire una dieta alimentare vegetariana perché ritengono che l’animale sia anch’esso un essere vivente capace di percepire dolore e piacere. Uccidere un animale per saziare la propria fame è considerato moralmente inaccettabile in quanto a tutti gli esseri viventi dovrebbe essere garantito il diritto alla vita. Attività come sport e hobby legati alla caccia si discostano fortemente da quella che è la morale vegetariana/vegana. Sono infatti condannate tutte le azioni che causano sofferenza all’animale. Questo è il pensiero fondamentale di coloro che scelgono di non mangiare carne, anche se soprattutto negli ultimi tempi è sopraggiunta una maggiore sensibilizzazione in merito alla catastrofe ambientale che stiamo vivendo. Infatti molte persone cercano di fermare questo processo, messo in moto dall'umanità stessa, non consumando carne e quindi non alimentando la produzione di carne in allevamenti intensivi. La seconda risposta che è stata data dagli alunni è proprio questa; molti hanno dichiarato di essere vegetariani per ragioni ecologiche-ambientali. Lo dice la scienza: una dieta vegetariana consuma circa la metà di acqua e produce un quarto delle emissioni di gas serra rispetto a una dieta ad alto consumo di carne. Per questi motivi, oggi molte persone scelgono di intraprendere uno stile di vita vegetariano per salvaguardare il nostro pianeta. Ma quali sono le conseguenze ambientali del consumo di carne? Sono numerosi gli impatti che l’allevamento ha sulla terra, uno di questi è la produzione di gas serra. L’industria della carne produce circa il 15% delle emissioni globali, superando addirittura l’intero settore dei trasporti. Una ricerca dell’Università di Oxford mostra che i mangiatori di carne contribuiscono alla produzione , in media, di quasi il doppio delle emissioni giornaliere di gas serra rispetto ai vegetariani e circa 2,5 volte di più rispetto ai vegani. Ad esempio, gli amanti della carne causano l’emissione di circa 3,3 tonnellate di CO2 ogni anno, i vegetariani solo 1,7 tonnellate e i vegani 1,5 tonnellate. Anche solo rinunciare alla carne rossa (bovina, equina, ovina e di maiale) farebbe una grande differenza, riducendo la propria impronta di carbonio a 1,9 tonnellate di CO2. Un’altra importante conseguenza che l’allevamento della carne comporta è la deforestazione. La carne è considerata la principale causa di disboscamento nel mondo, rappresentando la causa del 41% della deforestazione tropicale, mentre la produzione di legno e carta sono responsabili del 13%. Nel 2020, il 29% della superficie del Pantanal, la più grande zona umida del mondo, situata principalmente in Brasile, è stata distrutta quasi interamente da incendi appiccati illegalmente.Secondo delle ricerche è stato dimostrato che gli agricoltori appiccano illegalmente incendi per trovare nuova terra da convertire in pascolo per il loro bestiame, che viene poi inviato ai macelli e venduto come cibo sui mercati internazionali. Il nostro Paese è il primo importatore in Europa di carne bovina proveniente dal Brasile. Secondo alcuni calcoli l’Italia ha indotto una deforestazione associata al consumo di carne intorno ai 7.500 ettari all’anno. Tutto ciò porta a una forte perdita delle foreste pluviali e della biodiversità, mettendo a rischio migliaia di specie di piante e animali. La minaccia del cambiamento climatico si fa sempre più vicina, e le azioni individuali e soprattutto le decisioni possono contribuire a far cambiare la rotta e a portare a più basse emissioni. Nel nostro piccolo limitare, se non eliminare del tutto, il consumo della carne può davvero fare la differenza.
Flavia Frisardi e Annamaria Niccoli, 3^C LCE


Ristrutturare con la motosega: Javier Milei, il nuovo presidente dell’Argentina
Premessa: L'Argentina, in quanto paese geograficamente molto lontano dall’Europa e di importanza ancora relativamente poco significativa nello scacchiere geopolitico mondiale, vede spesso gli eventi ad essa legati essere coperti con rara frequenza dalle principali testate giornalistiche internazionali. Nelle ultime settimane tuttavia, è stato quasi impossibile non posare almeno una volta gli volta gli occhi su un articolo che parlasse dello Stato sudamericano, appena uscito da una quanto mai tesa tornata elettorale; se non altro perché il presidente neoeletto, Javier Milei, di certo non è un personaggio “sobrio”: a tutti, che l’abbiano riconosciuto o meno, sarà capitato di vedere sui televisori le immagini di un uomo con in mano una motosega (simbolo del taglio della spesa pubblica) in mezza alla folla adorante. Quest’ultimo è il simbolo più eclatante del clamore mediatico scatenato dal politico argentino, mezzo tramite il quale egli si è conquistato la sua attuale popolarità. -Vita, carriera e ascesa in politica Sono dunque i media, dai mezzi di comunicazione più tradizionali (tv, radio, giornali) ai social, che hanno contribuito a far crescere esponenzialmente il consenso verso Milei. Certamente, però, all’interno di questo contesto un ruolo fondamentale è stato giocato dalle sue promesse elettorali quanto mai aggressive, soprattutto in campo economico. Infatti, prima di essere un politico definitosi ‘’libertariano’,’ Milei è un economista di stampo estremamente liberista: sul breve periodo sostiene il minarchismo (ossia la riduzione dell’intervento dello Stato nella vita dei cittadini al minimo indispensabile, corrispondente alla protezione dei confini e della libertà personale, garantite da esercito, forze dell’ordine e polizia), mentre a lungo termine si professa anarco-capitalista (per intenderci, sostenitore di un’organizzazione sociale priva di un apparato statale e regolata dalle sole leggi del libero mercato). A tale convinzione il neo presidente argentino è arrivato presto, quando, all’età di diciotto anni, a seguito della prima crisi iper inflazionistica argentina (1989), si è appassionato di economia e si è interessato alle teorie dell’ultraliberismo, approfondite poi nel corso degli studi universitari, conclusi con una laurea in economia e due master. Proprio grazie a questi titoli, egli riesce a lanciarsi nel mondo del lavoro, venendo impiegato sia presso aziende private, sia da fondazioni e associazioni di economisti nazionali e internazionali, sia in ambito accademico, dove si contraddistingue per un lungo periodo di insegnamento e per molteplici pubblicazioni. Dal 2016 la sua teoria economica inizia ad assumere contorni più chiari, obbedendo alla volontà di unire i precetti del monetarismo di Friedman, per il quale la responsabilità degli effetti negativi dell'inflazione è da imputarsi alle politiche economiche dei governi, a quelli della ‘’Scuola austriaca’’, che fondamentalmente ripudia l’intervento dello Stato nell’economia, considerandolo una interferenza indebita. È proprio in questo periodo che Milei comincia la sua scalata mediatica: invitato a un numero sempre maggiore di talk show, diventa una stella della tv nazionale argentina grazie a uno stile comunicativo tutt’altro che ortodosso e composto, e il suo successo lo spinge presto a entrare in politica: il 2019 lo vede fare il suo ingresso nel partito liberista, dove la sua ascesa continua, prima al congresso e in seguito come candidato alle presidenziali, vinte poche settimane or sono. -Una rivoluzione per l’inflazione Certamente, per quanto estremo nelle sue posizioni e distaccato rispetto ai suoi predecessori nel ruolo di presidente, Milei dovrà fare i conti con una situazione finanziaria non proprio idilliaca. Se in Italia l’inflazione è pari a poco meno del 6%, con i picchi di oltre il 10% registrati negli ultimi due anni, in Argentina non si può nemmeno lontanamente parlare di “strisciare” o “galoppare” (tra il 10 e il 50% l’inflazione è detta ‘’galoppante’’): con il 142% attuale, sembra piuttosto che il fenomeno venga spinto da una potentissima turbina. A ciò si aggiunge il problema del tasso di cambio tra peso (valuta nazionale argentina) e dollaro, che ufficialmente è di 1:360 circa, ma che sul mercato di cambio ufficioso è ben superiore. Tale situazione economica ha effetti devastanti sulla popolazione, presso cui la povertà dilaga (il 39,2% della popolazione è considerato povero, l'8,1% indigente, e un bambino su due sotto i 14 anni vive in famiglie prive di un reddito che possa garantirgli una vita normale). Arduo è dunque il compito che attende il neoeletto, il quale però sembra avere idee che, per quanto estreme possano sembrare, appaiono ben definite nel suo programma. Tra queste troviamo l’abolizione della Banca Centrale, considerata responsabile dell’inflazione (provvedimento in perfetto accordo con il monetarismo puro), la deregolamentazione di praticamente qualsiasi aspetto riguardi il mercato, a partire da quello occupazionale, la privatizzazione di sanità pubblica e istruzione e la vendita dei mass media statali, colpevoli, oltre che di pesare sul bilancio, di fare propaganda filo-governativa. A tutto questo dovrebbe poi seguire una generale riduzione delle tasse, (che Milei giudica un furto dello Stato, vera organizzazione criminale, ai danni dei cittadini). Ultimo e non meno importante provvedimento sarà la cosiddetta ‘’dollarizzazione dell’economia’’, ossia la progressiva sostituzione della moneta nazionale con il dollaro statunitense. Tutto ciò, secondo Milei, per garantire la libertà del popolo argentino, che egli dice di voler guidare come un gruppo di leoni, non come un gregge di pecore, sempre al grido di ‘’Viva la Libertad, Carajo!’’.
Emiliano Raffaglio, 5^C LCE

